STATEMENT (EN) Andrea Martinucci (IT, 1991) develops as a transversal journey, an expanded approach integrating diverse media and languages such as painting, video and writing. His artistic practice is "between" different means of expression and is therefore "inter-media", where the media converse with each other giving body to a narrative system composed of different levels of expression and content.
    Combining his background in multimedia design and a strong connection with the pictorial medium, the artist approaches his own practice through the activation of imaginative architectures and transversal narratives that reveal an approach to creation of transcendental nature. Recently, Martinucci came across a symbol that became the key to his work: the crux desperationis. It is a cross-shaped symbol that is found in ancient texts to designate the renunciation of the philologist to fully reconstruct the text, recalling the abdication of the lucid and absolute understanding - locus desperatus of humanity - in order to welcome the mysterious connections between all worlds and all encounters, however absurdly magical they may appear. The "cross of despair" is, therefore, a declaration of intent; the apparent darkness of a cognitive gap is instead transformed into an interpretative possibility of the entire path of the artist, since his very early beginnings in 2010.


STATEMENT (ITA)

Andrea Martinucci (IT, 1991) articola il suo percorso trasversale come una ricerca capillare che integra media e linguaggi diversi quali pittura, video e scrittura. La sua pratica artistica si situa “tra” mezzi espressivi diversi ed è quindi “intermediatica”, laddove i media dialogano l’un l’altro dando corpo a un sistema narrativo composto di diversi livelli espressivi e contenutistici.
    Coniugando il proprio background in multimedia design e il forte legame con il mezzo pittorico, l’artista si approccia alla propria pratica attraverso l’attivazione di architetture immaginifiche e narrazioni trasversali che rivelano un approccio alla creazione di natura trascendentale. Di recente Martinucci si imbatte in un simbolo che diviene la chiave di lettura del suo lavoro: la crux desperationis. Si tratta di una croce che si trova nei testi di lingue antiche per designare la rinuncia del filologo alla ricostruzione totale del testo, a ricordare l’abdicazione della comprensione lucida e assoluta – locus desperatus dell’umanità – per accogliere il mistero delle connessioni tra tutti i mondi e di tutti gli incontri, per quanto assurdamente magici possano apparire. La “croce della disperazione” è, quindi, una dichiarazione di intenti; l’apparente oscurità di una lacuna cognitiva si trasforma invece in possibilità interpretativa dell’intero percorso dell’artista, sin dai suoi giovanissimi esordi nel 2010.




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